domenica 4 maggio 2014

La crisi climatica? Scelte poco lungimiranti!


 Ha ragione Lombroso, servono dei politici seri che si rendano finalmente conto di quello che sta succedendo. Credo di essere l'eccezione, quella che per anni ha predicato l'importanza di porre un freno a questo sconsiderato sviluppo che ci sta mettendo in seria difficlotà, che sta sconvolgendo il clima e che sta facendo ammalare sempre piu' persone e in età sempre piu' giovane. Credo che la situazione sul clima sia ben piu' grave di quello che ci viene raccontato e gli effetti ormai li vediamo. 
Considerata sempre ambientalista, populista, qualche volta forse extra terrestre, da iscritta ventennale al wwf ritengo sia necessario cominciare a pensare, progettare e realizzare in modo diverso. Non è sufficiente chiedere a Errani di dichiarare lo stato di emergenza. Chiedete a lui e a Muzzarelli di non costruire piu altre strade. Chiedetegli di porre freno alle escavazioni, di fermare la costruzione dell'Autostrada Cispadana e della Bretella Autostradale Modena-Sassuolo. Non servono, andranno a dissestare ulteriore territorio e a danneggiare il corso del Fiume Secchia da Marzaglia a Sassuolo, oltre ad aumentare l'inquinamento già presente. Non si puo' dichiarare che l'inquinamento del traffico è il maggiore a Modena e sostenere la realizzazione di altre autostrade. Chiedetegli di investire sulla manutenzione dei fiumi, di promuovere (anche a livello statale) le fonti rinnovabili e spingere il piu' possibile il suo utilizzo a partire dalle sedi di uffici pubblici e scuole fino ai capannoni industriali. E' ormai improrogabile fare una gestione diversa dei rifiuti. Sta andando in fumo (nell'inceneritore ) gran parte dei materiali di scarto che possono essere recuperati e riciclati. Da anni stiamo dicendo queste cose.Una politica davvero poco lungimirante. Dove erano quelli che ora, in campagna elettorale, dicono un sacco di belle parole e fin qua hanno fatto e sostenuto il contrario? Siete sicuri di potervi fidare?


Io c'ero! 


Anche qui davanti alla regione!



venerdì 2 maggio 2014

CambiaMo e il comparto ex Mercato Bestiame




 Il comparto ex Mercato Bestiame a Modena alla Sacca

Ho letto della posa della prima pietra nel cantiere all'ex mercato bestiame nel cantiere di CambiaMo (http://www.cambiamo.modena.it/), la spa di trasformazione urbana del Comune di Modena e di Acer. Cambierà in meglio un'area dismessa e degradata da anni dopo la dismissione del mercato bestiame? Dubito. Lo stato attuale è desolante. Nell'interrogazione dell'ultima seduta del consiglio ho chiesto all'assessore Giacobazzi una risposta sul futuro di questa zona lasciata andare da anni e il destino del corpo centrale cilindrico iniziato 4 anni fa e realizzato per un quarto poi abbandonato in quello stato. L'assessore ha risposto che il piano attuativo del comparto è confermato e che i tempi di realizzazione sono piu' lunghi per la crisi del mercato edilizio! Cosa ormai ampiamente nota e discussa. Ho sottolineato l'importanza della riqualificazione di quest'area come di tutta la fascia ferroviaria nord ma anche l'opportunità di rivedere il piano qualora la richiesta di tutto quel costruito non fosse piu' attuale. Riqualificare puo' essere anche realizzare un parco.

domenica 2 marzo 2014

Perchè stiamo perdendo la guerra contro il cancro

Ricevo e su richiesta divulgo.

Perchè stiamo perdendo la guerra contro il cancro.
di Patrizia Gentilini
febbraio 2014

Nel 1971 il Presidente Nixon firmò il National Cancer Act, un ambizioso progetto con cui si delineava la strategia della  “guerra al cancro”, guerra che gli Stati Uniti erano decisi a combattere ed ovviamente a vincere .Erano gli anni in cui l’uomo era arrivato sulla luna , la fiducia nelle potenzialità della scienza era pressochè illimitata e sembrava che con poderosi finanziamenti ogni traguardo potesse essere raggiunto. Erano anche gli anni in cui prendeva corpo l’idea che il cancro fosse una malattia “genetica” e che  nascesse da una singola cellula in qualche modo “impazzita”.
Si pensava che per un “incidente  genetico” casuale  avvenissero una serie di mutazioni a carico del DNA tali da comportare una proliferazione incontrollata ed una sorta di “immortalizzazione” delle cellule figlie.
L’idea era quindi che una sorta di selezione darwiniana conferisse vantaggi in termini di sopravvivenza e capacità di metastatizzare alle  cellule figlie via via sempre  più aggressive e maligne rispetto a quelle di origine con un processo irreversibile che portava infine a morte l’organismo ospite.
Il cancro era ritenuto una malattia dell’età adulta in cui, proprio per l’aumento della speranza di vita, era sempre più probabile che insorgessero mutazioni casuali: in qualche modo il cancro era visto quasi come un  prezzo da pagare al nostro modo di vita ed in definitiva allo sviluppo.
 Se l’origine del cancro risiedeva in un danno a carico del DNA era logico quindi pensare di risolvere il problema cercando di svelare tutti i segreti del genoma  e sperimentare terapie che colpissero la cellula nel suo centro vitale, il DNA appunto.
 Gli investimenti che furono fatti negli USA ed in seguito anche in altri paesi del mondo occidentale furono a dir poco esorbitanti, ma, come ha scritto nel 2005 in una esemplare lettera aperta un grande oncologo  americano S. Epstein, “dopo trent’anni di reclamizzate ed ingannevoli promesse di successi, la triste realtà è infine affiorata: stiamo infatti perdendo la guerra al cancro, in un modo che può essere soltanto descritto come una sconfitta. L’incidenza dei tumori – in particolare della mammella, dei testicoli, della tiroide, nonché i mielomi e i linfomi, in particolare nei bambini – che non possono essere messi in relazione con il fumo di sigaretta, hanno raggiunto proporzioni epidemiche, ora evidenti in un uomo su due e in oltre una donna su tre”.
Queste che sembravano pessimistiche considerazioni di qualche medico isolato hanno in realtà trovato autorevoli conferme in un articolo dall’emblematico titolo “ Ripensare la guerra al cancro” comparso a dicembre 2013 nella prestigiosa rivista Lancet (www.thelancet.com). Perchè l’obiettivo non è stato raggiunto? Dove abbiamo sbagliato?
Evidentemente concentrare tutte le risorse sulla  ricerca di terapie, bene e spesso rivelatesi inefficaci  o sulla diagnosi precoce non è stata la strada vincente.
In effetti nuove emergenti teorie sulle modalità con cui il nostro genoma si relaziona con l’ambiente ci fanno capire come anche la nostra visione del problema cancro – e non solo- sia stata estremamente riduttiva e di come quindi dobbiamo radicalmente cambiare il nostro punto di vista se solo vogliamo sperare di uscire da questo empasse.
Si è sempre pensato al genoma come a qualcosa di predestinato ed immutabile, ma le conoscenze che da oltre un decennio provengono dall’epigenetica ci dicono che le cose non stanno così. Il genoma  è qualcosa che continuamente si modella e si adatta a seconda dei segnali - fisici, chimici, biologici - con cui entra in contatto. Come una orchestra deve interpretare uno spartito musicale facendo suonare ad ogni  musicante il proprio strumento, così l’informazione contenuta nel DNA viene continuamente trascritta attraverso meccanismi biochimici che comprendono  metilazione, micro RNA, assetto istonico che vanno appunto sotto il nome di  epigenoma.  L’epigenetica ci ha svelato che è l’ambiente che “modella” ciò che  siamo, nel bene e nel male, nella salute e nella malattia....
L’origine del cancro non risiede quindi solo in una mutazione casualmente insorta nel DNA di una qualche nostra cellula, ma anche in centinaia di migliaia di modificazioni epigenetiche indotte dalla miriade di agenti fisici e sostanze chimiche tossiche e pericolose con cui veniamo in contatto ancor prima di nascere e che alla fine  finiscono per danneggiare in modo irreversibile lo stesso DNA.

L’articolo di Lancet  sostiene che  per vincere la guerra contro il cancro abbiamo bisogno di una nuova e diversa visione del campo di battaglia: per coloro che da decenni si battono per una riduzione  dell’esposizione delle popolazioni agli agenti inquinanti e cancerogeni questa nuova visione del problema ha un unico nome: Prevenzione Primaria che non può essere ridotta solo alle indicazioni riguardanti gli “stili di vita”, ma che deve intervenire energicamente sulla tutela degli ambienti di vita e di lavoro, come ci indicano drammaticamente anche i dati recenti della cronaca italiana!

domenica 20 ottobre 2013

LA LEGGE DELL’ECOCIDIO: La distruzione ambientale deve diventare un crimine.

Fermiamo l’Ecocidio in Europa: un’Iniziativa dei Cittadini Europei per garantire Diritti alla Terra

C'è ancora tempo (fino a Gennaio 2014) per sottoscrivere questa importante iniziativa ICE: www.endecocide.eu/ .
Si tratta di una petizione a livello europeo (una sorta di
proposta di legge) per rendere l’Ecocidio un crimine e per proteggere il nostro futuro.
L’ Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) è una forma di democrazia diretta che permette ai cittadini europei di proporre emendamenti o nuove leggi europee. Possiamo dire che sottoscrivere un’ICE ha dunque lo stesso potere di un voto ...

LA LEGGE DELL’ECOCIDIO:
La distruzione ambientale deve diventare un crimine. Un crimine per il quale le persone colpevoli devono essere ritenute responsabili.
Questo crimine ha un nome: Ecocidio.
Eco-cidio deriva dal greco oikos, che significa casa. In latino, caedere significa distruggere, demolire, uccidere. Ecocidio si può intendere come la distruzione della nostra casa.
Attraverso questa ICE, si invita dunque la Commissione Europea ad approvare una legislazione che proibisca, prevenga ed ostacoli l’ecocidio - il danneggiamento estensivo, la distruzione o la perdita dell’ecosistema di un determinato territorio.
Per fare qualche esempio concreto, potenziali casi di ecocidio possono essere le sabbie bituminose di Alberta, la fratturazione idraulica (fracking), lo spianamento delle montagne, lo spopolamento degli alveari ...

Obiettivi principali:

1. Introdurre il reato di Ecocidio e garantire che sia le persone fisiche quanto quelle giuridiche che commettono un Ecocidio siano considerate responsabili secondo il principio della responsabilità di comando (e sottoporre le persone fisiche o giuridiche ad una valutazione pubblica del rischio e/o dell’effettivo danneggiamento estensivo).
   
2. Proibire e prevenire ogni atto di Ecocidio sul territorio europeo o nelle acque territoriali sotto giurisdizione europea, in aggiunta ad atti esterni all’UE commessi da persone giuridiche ufficialmente riconosciute nell’UE o da cittadini dell’UE.
   
3. Instaurare un periodo di transizione per agevolare l’evoluzione verso un’economia sostenibile.

Perchè ne abbiamo bisogno:
- Per disporre di una legge che ponga fine a diversi tipi di distruzione ambientale
- Perché le persone in grado di decidere siano ritenute responsabili dirette
- Per preservare e proteggere la biodiversità
- Per proteggere gli ecosistemi, non solo i suoi componenti come il suolo, l’aria, la flora e la fauna
- Per avviare la trasformazione verso un mondo sostenibile
- Per assicurare un futuro alle prossime generazioni
- Per contribuire a un cambiamento nei valori e nei diritti che attribuiamo alla terra

Le firme possono essere prodotte in modo tradizionale ma anche direttamente via web, sullo specifico sito (a livello europeo lo strumento web viene infatti formalmente ed ufficialmente accettato):
www.endecocide.eu/ .
Occorre raggiungere almeno un milione di voti di cittadini europei da almeno 7 paesi, in tal modo la legge dovrà essere discussa a livello europeo: come potete notare questa petizione, essendo vincolante, ha dunque il potere di influenzare il mondo della politica.
Al momento, le firme raccolte solo attraverso la sottoscrizione on line raggiungono circa quota 60.000: è necessario l'impegno di tutti per raggiungere il traguardo !

Il Forum nazionale Salviamo il Paesaggio appoggia questa iniziativa dei cittadini europei e promuove la raccolta firme sia on line e sia attraverso i propri comitati locali, che possono essere contattati direttamente (qui trovate tutti i riferimenti: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/info_sul_forum/comitati-locali/).



Anche io ho aderito e firmato, e tu?



mercoledì 18 settembre 2013

Variante Area ex Consorzio Agrario


Domani in consiglio il voto sulla variante dell'area ex Consorzio Agrario. Quest'ampia area in oggetto, sita in città tra le Vie Canaletto e Fanti, è in disuso da troppi anni e contribuisce a rendere insicuro e degradato un intero quartiere e cosi non puo' restare. Il contenzioso ha bloccato vergognosamente il suo recupero, che si rende sempre più urgente per decoro e perché recentemente, proprio di fronte, è stata realizzata la nuova Scuola Media Marconi ed è necessario risolvere con urgenza anche il problema sicurezza. Forse su questo punto siamo tutti d'accordo. I cittadini del quartiere lo stanno aspettando e lo sblocco della situazione è benvenuto. Lo auspicavo ed avevo già fatto il febbraio scorso una interrogazione in consiglio su tempi e modi di risoluzione del problema. Su cosa fare ci sono idee contrastanti invece. È un'area d'importanza fondamentale per la valorizzazione della città a Nord e per la fascia ferroviaria. E' finalmente il tempo di integrare due parti di città divise dalla ferrovia. Da preferire però un piano urbanistico attuativo unitario, anzichè tre, che ci consente una riqualificazione finalmente armonica e di valore e che lasci grandi spazi di vita all'aperto. Chiedo all'assessore di verificare l'effettiva necessità di realizzare grandi o medie strutture di vendita (viste quelle già esistenti) perchè spero di non veder sorgere altri due ipermercati. Visto l'alto indice di costruzione (0,45) ed i piani previsti (7 per la residenza e 10 per le funzioni produttive) chiedo inoltre di verificare le necessità di tali costruzioni, considerando che nell'area di fronte, ex Mercato Bestiame, le costruzioni procedono a rilento per mancanza di richiesta.E anche lì, al momento, è una desolazione. Finisco con una battuta: riqualificare l'area si ma non significa necessariamente riempirla di palazzi, capannoni e ipermercati.

Sandra Poppi
modenasaluteambiente.it

venerdì 23 agosto 2013

Sull'inceneritore, sostenibilità e costi

Sul tema rifiuti e inceneritore prevale da anni la logica di Hera e del suo piano investimenti. Già illustrato in consiglio comunale e da me piu volte criticato sulla sua sostenibilità fasulla. Hera è ancora a maggioranza pubblica ma è una Spa e soprattutto parla di utili e dividendi.
L'atto autorizzativo, ora in discussione, che avremo modo di verificare su dati e correttezza amministrativa e che spero approdi al parlamento europeo, che sembra banale dal titolo "Modifica non sostanziale" all'AIA - già pubblicato nel sito di ARPA E.R. all'indirizzo http://ippc-aia.arpa.emr.it/Intro.aspx - ma non reso noto, forse anche perchè amministrativamente è possibile fare ricorso entro 60 gg e prima passano meglio è. La conseguenza è che potrà consentire ad Hera di essere virtuosi, per un soffio, e di bruciare rifiuti urbani di tutta la regione e speciali di tutta Italia. Col silenzio e benestare della Giunta e della maggioranza. Oltre al rischio possibile che la multiutility rivendichi la costruzione della Terza linea dell'inceneritore, ora sospesa, ma autorizzata. Così quell'impianto potrebbe divenire della potenzialità di 240.000 t /anno, dalle 180.000 già in esubero attualmente, quindi il piu' grande della regione ed uno dei maggiori in Italia. A spese dei cittadini in termini di salute e di costi veri e propri. La Tares, che pagheremo in seconda rata ora ed il conguaglio a dicembre, è per legge a copertura totale (spalmata sui contribuenti) di investimenti, raccolta e smaltimento. Quindi l'inceneritore lo paghiamo noi.

Il consigliere
modenasaluteambiente.it 
Sandra Poppi

mercoledì 21 agosto 2013

L’hanno sempre chiamato termovalorizzatore anche se non lo era



 L’hanno sempre chiamato termovalorizzatore anche se non lo era. Si doveva chiamare inceneritore e basta, perché il suo rendimento energetico non arrivava al 60%. L’ho detto piu’ volte in consiglio comunale. Ora, col silenzio abituale delle istituzioni con i cittadini, sono riusciti, recuperando calore dal condotto fumi, ad aumentare qualche punto percentuale e dimostrare che è un impianto di recupero di energia R1.
Quell’impianto, nato intorno al 1982, nelle parole di mio padre che assistette alle riunioni degli assessori di allora, doveva essere un impianto europeo di grido, purificatore dell’aria. Il meglio del meglio, salvo dimostrare successivamente che quegli impianti di incenerimento di prima generazione erano altamente inquinanti. Hanno migliorato l’abbattimento dei fumi ma nella sostanza siamo ancora fermi qui. Ora, oltre al danno, la beffa. Interviene anche il piano di competenza regionale dei rifiuti e non piu’ provinciale. Il nostro inceneritore, che è capiente oltre le nostre esigenze ( e per fortuna è sospesa la terza linea ), sarà il ricettore di altri rifiuti urbani provenienti dal resto della regione e speciali anche dal resto d’Italia.
Pensare che l’assessore regionale Freda l’anno scorso dichiarava la chiusura degli inceneritori, ed ha ribadito successivamente piu’ volte la decisione della Regione di superare con il nuovo Piano dei rifiuti il sistema basato su discariche e termovalorizzatori, per puntare soprattutto sul recupero di materia. Obiettivi al 2020: Ridurre la produzione pro-capite di rifiuti urbani del 25%, raggiungere il 70% di raccolta differenziata nel territorio regionale. E noi a Modena cosa facciamo, anche in questo caso? Andiamo puntualmente nel senso contrario. Fare la raccolta domiciliare dei rifiuti, secondo la Giunta costa troppo ma, cambiare tutti i cassonetti stradali inutilmente, e moltiplicarli (quello che stanno facendo ora) vorrei sapere cosa costerà alla comunità modenese. Oltre all’ammortamento dei costi di costruzione della quarta linea dell’inceneritore e suoi adeguamenti successivi. Che pagano i cittadini con la Tares, che è a copertura totale del servizio di raccolta, smaltimento e investimenti.

Sandra Poppi
Il consigliere comunale
modenasaluteambiente.it