Ho comunicato a Grillo e allo staff le mie intenzioni, prima
di partire, una decina di giorni fa (conservo le prove) e nessuno ha posto obiezioni. Io non
ho comunicato uscite dal movimento. Come previsto dal non statuto, non sono iscritta ad altri
partiti, non ho avuto condanne penali, inoltre non ho mai offeso nessuno. Con la
lista Civica Modena5stelle-beppegrillo. it
sono stata candidata 3 anni fa alle comunali risultando seconda. Alle
regionali dell'Emilia Romagna, col Movimento5stelle, pure seconda dopo Favia. Qui si sono
inventati le secondarie per scegliere me o Defranceschi. A Modena viene
espulso Ballestrazzi, non me e non la Lista Civica di Modena, altrimenti
sarebbe stato comunicato anche al capolista Guicciardi ed espulso pure
lui. Dopo l'esito delle regionali, negli ultimi due anni, ho fatto la
presidente del WWF Modena, impegno incompatibile con cariche e militanze
politiche. Ed ora, ho questa possibilità e cerco di lavorare in
consiglio comunale e non me lo consentono. Senza motivazione. A tal
proposito e per i nuovi attivisti ricordo che tutto il lavoro per la
presentazione della Lista civica di Modena5stelle e di quella delle regionali per il Movimento è
stato sostenuto con banchetti, raccolta firme, fondi, autenticazione firme e
quant'altro dall'allora gruppo attivo a Modena. Ora dite voi, chi ha
titolo a rappresentare il M5S? Non io, già autorizzata tre anni fa e regolarmente eletta? Quali ulteriori autorizzazioni occorrono?
giovedì 12 luglio 2012
mercoledì 11 luglio 2012
Ad elettori, simpatizzanti, amici
Dal 9 luglio scorso sono in consiglio comunale a Modena e, dopo alcune consultazioni, ho deciso di ripartire col gruppo e nome di Modena5stelle dal quale sono stata eletta 3 anni fa per coerenza con il programma e con chi mi ha votato. Dopo aver militato nell'associazione ambientalista per 20 anni, negli ultimi due anni ho fatto la presidente del WWF Modena, impegno per me importante e incompatibile con cariche e militanze politiche. Ora mi sono dimessa e cercherò di fare in consiglio comunale quello per cui mi sono impegnata. Per me faranno testo il rapporto/impegno coi cittadini modenesi ed il programma. Sto cercando di lavorare e spero nella fattiva collaborazione di tutti. Ringrazio chi mi ha preceduto per la coerenza e disponibilità a concedere posto e autonomia nelle decisioni.
martedì 10 luglio 2012
Istruttoria Pubblica progetto direttore Parco Ferrari
Istruttoria Pubblica progetto direttore Parco Ferrari.
sabato 5 maggio 2012
Ambiente, inceneritori, salute
Il Parlamento europeo ha approvato recentemente
un rapporto sulle linee guida del prossimo programma ambientale: il Settimo piano
d'azione UE,
che sostituirà il Sesto che è in scadenza nel 2012. In esso tra
l'altro, al punto 12 troviamo: "desidera sottolineare l'importanza di porre il principio di precauzione al
centro della politica ambientale UE". Nel testo, che detta le linee guida del Settimo programma
sull'Ambiente, si legge chiaramente che la Commissione deve prevedere
“obiettivi di prevenzione, riutilizzo e riciclaggio più ambiziosi, tra cui una
netta riduzione della produzione di rifiuti, un divieto di incenerimento dei
rifiuti che possono essere riciclati o compostati”. Sottolinea, che il
programma dovrà definire obiettivi
specifici per garantire che entro il 2020 la salute dei cittadini europei non sia più minacciata dall'inquinamento
e da sostanze pericolose. Ritiene necessario un approccio olistico in materia
di salute e ambiente, che si concentri sulla precauzione e sulla prevenzione
dei rischi e, in particolare, tenga in considerazione i gruppi vulnerabili come
feti, bambini e giovani. Considera opportuno concentrarsi sulla prevenzione, la
precauzione e la promozione di attività rispettose dell'ambiente a livello UE
nel campo della ricerca, dell'innovazione e dello sviluppo, con l'obiettivo di
ridurre l'incidenza del fattore ambientale sulle patologie. Tematiche in questi
giorni attuali a Modena, con le conferenze sul tema rifiuti e incenerimento, in
seguito alle risultanze dello studio Moniter, sugli otto inceneritori dell’Emilia
Romagna. Diversi interventi, a partire da quello della settimana scorsa del
prof. Benedetto Terracini, Presidente del comitato scientifico MONITER, fino al
dott. Ernesto Burgio, Presidente del comitato scientifico ISDE (nel convegno di
oggi) direi che il coro è quasi unanime. Vista la presenza dell’assessore all’ambiente
ed il patrocinio del Comune di Modena, mi auguro che si voglia, ormai, tenerne
conto e rendere definitiva la sospensione della costruzione della cosiddetta Terza linea dell’inceneritore di Modena.
Questo perché le evidenze sulla salute, anche se sembrano modeste, ci sono in
termini di nascite premature, malformazioni alla nascita e ammalati di tumore, in
particolare nelle donne e in particolare a Modena, di linfoma non Hodgkin. Inoltre
perchè l’inceneritore non è sostenibile neppure economicamente, perché ha
sovvenzioni dallo stato, perché spende piu’ energia di quella che produce, perché
non aiuta a ridurre i rifiuti, perché spreca materiali che possono essere
riutilizzati, perché si presta a bruciare anche raccolta differenziata. Perché il
nostro inceneritore (e non termovalorizzatore) ha un rendimento energetico medio
intorno al 38% e non il 60% previsto dalla direttiva quadro 2008/98/CE, secondo
la quale gli inceneritori sono stati equiparati alle discariche qualora non
raggiungano un rendimento di almeno il 60% per gli impianti funzionanti e autorizzati
anteriormente al 1° gennaio 2009, e il 65% per gli impianti autorizzati dopo il
31 dicembre 2008, come specificato nell’allegato 1. Quindi è equiparabile, per
la norma europea, recepita a livello nazionale con il decreto legislativo
n. 205 del 3 dicembre 2010 che ha modificato
il Dlgs. 152 del 2006, ad una discarica e come tale dovrebbe essere sottoposto
alle stesse normative, comprese quelle tributarie, che regolano le discariche,
ed in particolare all'art. 3 della legge 28 dicembre 1995 n. 549 che istituisce
il tributo speciale sullo smaltimento. Perché una diversa gestione dei rifiuti
mediante raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale, recupero,
riuso e riciclo è possibile e provata già a livello regionale, nazionale e
mondiale. Non c’è piu’ nulla da sperimentare e inventare. E’ già stata
presentata dalle associazioni ambientaliste una proposta di legge popolare, ed
anche approvata da diversi comuni in regione, una proposta di legge che va in
tal senso.
giovedì 7 luglio 2011
La testimonianza di un amico che in Val di Susa c'era...
Ricevo e pubblico, per l'interesse che rappresenta, la testimonianza di un amico che in Val di Susa c'era...
Tutti i giornali in coro hanno raccontato della battaglia di domenica; so che mi odierete, ma la realtà vista dalla Val di Susa è “purtroppo” molto diversa.
Dico “purtroppo” perché farebbe comodo a tutti pensare che i NOTAV siano violenti, abbiano torto, perciò vadano puniti. Farebbe comodo perché, se così fosse, il problema non ci riguarderebbe più, noi potremmo continuare ad occuparci dei fatti nostri e lasciare che la Polizia faccia il proprio mestiere.
Invece ciò che avviene in Val di Susa ci riguarda tutti, e riguarda in particolare coloro che si battono in qualche modo per avere un mondo migliore.
Che lo vogliate o no la lotta dei NOTAV è una lotta non violenta: sono quasi vent'anni che si oppongono ad un'opera assurda ed inutile, senza che nessuna istituzione al di fuori della valle abbia mostrato rispetto o lealtà per le loro motivazioni più che valide. Da sei anni sono sottoposti a ondate di occupazione para-militare della valle (con tutti gli effetti collaterali del caso come la morte di una donna schiacciata pochi giorni fa da un autoblindo, cosa che naturalmente nessuno ha raccontato, oppure gli atti orrendi compiuti alle tende del presidio sgomberato, anche questi documentati soltanto dal web) e, nonostante ciò, la loro opposizione è stata e rimane non violenta.
Domenica il corteo organizzato (di protesta per l'ennesimo tentativo, infruttuoso, di aprire il cantiere con la forza) ha attraversato pacificamente i due versanti della valle ed era aperto da amministratori e famiglie con bambini, che hanno compiuto tutto il percorso senza incidenti. Si stima che ci fossero 70-80.000 persone, più passa il tempo più la solidarietà si espande.
Una parte di manifestanti, in maniera autogestita ed indipendente, è uscita dal corteo autorizzato per andare a circondare il “fortino” ricavato in fretta e furia dalla Polizia nei pressi del presidio NoTav sgomberato, con la forza, lunedì 27 giugno (durante il quale non è volata una pietra, guardatevi il video su youtube); qui la Polizia ha sparato centinaia di lacrimogeni e proiettili di gomma ad altezza d'uomo su chiunque si avvicinasse, ha caricato e rincorso nel bosco tutti i gruppi che arrivavano a tiro, ha atteso e manganellato gruppi di persone che, senza aver fatto nulla, stavano tornando ai loro mezzi. Ora se pensate ancora che sia possibile subire tutto ciò senza che nessuno possa ritenere legittimo rispondere a sassate a tanta violenza, significa che disponete di una invidiabile varietà di pesi e misure per i vostri giudizi, o che vi fidate troppo delle ricostruzioni fornite dai “professionisti dell'informazione” (che invece dovremmo chiamare mercenari, fatte poche rare lodevoli eccezioni) che hanno descritto solo una parte del conflitto.
Sia ben chiaro che tirare pietre è sbagliato ed inutile ma, viste le premesse, sarebbe disonesto non considerarlo una conseguenza inevitabile della violenza primaria e ben più grave messa in campo dallo Stato. Quindi chi oggi invoca l'intervento delle forze dell'ordine, proprio col pretesto di proclami contro la violenza, dovrebbe farsi un bell'esame di coscienza (a partire dal Ministro dell'Interno pregiudicato per resistenza a pubblico ufficiale).
Tra i vari movimenti e comitati nati in Italia negli ultimi anni, quello NoTav è tra i più radicati nella popolazione, tra i più attivi nella ricerca e discussione di modelli socio-economici risolutivi della crisi attuale, tra i più legittimi (pensando a quanto è assurda la devastazione che rischiano di subire): se permettiamo che si possa passare con l'esercito sopra questo dissenso, seppelliremo per decenni qualsiasi possibilità di rinascita di questo paese.
Sono passati dieci anni da Genova, anche allora le “autorità” mostrarono il loro volto peggiore e ci raccontarono un fracasso di balle su black-block e compagnia bella. Ce la vogliamo bere un'altra volta?
Roberto Galantini
Beni Comuni Carpi
Tutti i giornali in coro hanno raccontato della battaglia di domenica; so che mi odierete, ma la realtà vista dalla Val di Susa è “purtroppo” molto diversa.
Dico “purtroppo” perché farebbe comodo a tutti pensare che i NOTAV siano violenti, abbiano torto, perciò vadano puniti. Farebbe comodo perché, se così fosse, il problema non ci riguarderebbe più, noi potremmo continuare ad occuparci dei fatti nostri e lasciare che la Polizia faccia il proprio mestiere.
Invece ciò che avviene in Val di Susa ci riguarda tutti, e riguarda in particolare coloro che si battono in qualche modo per avere un mondo migliore.
Che lo vogliate o no la lotta dei NOTAV è una lotta non violenta: sono quasi vent'anni che si oppongono ad un'opera assurda ed inutile, senza che nessuna istituzione al di fuori della valle abbia mostrato rispetto o lealtà per le loro motivazioni più che valide. Da sei anni sono sottoposti a ondate di occupazione para-militare della valle (con tutti gli effetti collaterali del caso come la morte di una donna schiacciata pochi giorni fa da un autoblindo, cosa che naturalmente nessuno ha raccontato, oppure gli atti orrendi compiuti alle tende del presidio sgomberato, anche questi documentati soltanto dal web) e, nonostante ciò, la loro opposizione è stata e rimane non violenta.
Domenica il corteo organizzato (di protesta per l'ennesimo tentativo, infruttuoso, di aprire il cantiere con la forza) ha attraversato pacificamente i due versanti della valle ed era aperto da amministratori e famiglie con bambini, che hanno compiuto tutto il percorso senza incidenti. Si stima che ci fossero 70-80.000 persone, più passa il tempo più la solidarietà si espande.
Una parte di manifestanti, in maniera autogestita ed indipendente, è uscita dal corteo autorizzato per andare a circondare il “fortino” ricavato in fretta e furia dalla Polizia nei pressi del presidio NoTav sgomberato, con la forza, lunedì 27 giugno (durante il quale non è volata una pietra, guardatevi il video su youtube); qui la Polizia ha sparato centinaia di lacrimogeni e proiettili di gomma ad altezza d'uomo su chiunque si avvicinasse, ha caricato e rincorso nel bosco tutti i gruppi che arrivavano a tiro, ha atteso e manganellato gruppi di persone che, senza aver fatto nulla, stavano tornando ai loro mezzi. Ora se pensate ancora che sia possibile subire tutto ciò senza che nessuno possa ritenere legittimo rispondere a sassate a tanta violenza, significa che disponete di una invidiabile varietà di pesi e misure per i vostri giudizi, o che vi fidate troppo delle ricostruzioni fornite dai “professionisti dell'informazione” (che invece dovremmo chiamare mercenari, fatte poche rare lodevoli eccezioni) che hanno descritto solo una parte del conflitto.
Sia ben chiaro che tirare pietre è sbagliato ed inutile ma, viste le premesse, sarebbe disonesto non considerarlo una conseguenza inevitabile della violenza primaria e ben più grave messa in campo dallo Stato. Quindi chi oggi invoca l'intervento delle forze dell'ordine, proprio col pretesto di proclami contro la violenza, dovrebbe farsi un bell'esame di coscienza (a partire dal Ministro dell'Interno pregiudicato per resistenza a pubblico ufficiale).
Tra i vari movimenti e comitati nati in Italia negli ultimi anni, quello NoTav è tra i più radicati nella popolazione, tra i più attivi nella ricerca e discussione di modelli socio-economici risolutivi della crisi attuale, tra i più legittimi (pensando a quanto è assurda la devastazione che rischiano di subire): se permettiamo che si possa passare con l'esercito sopra questo dissenso, seppelliremo per decenni qualsiasi possibilità di rinascita di questo paese.
Sono passati dieci anni da Genova, anche allora le “autorità” mostrarono il loro volto peggiore e ci raccontarono un fracasso di balle su black-block e compagnia bella. Ce la vogliamo bere un'altra volta?
Roberto Galantini
Beni Comuni Carpi
mercoledì 15 giugno 2011
La pista di Marzaglia... per me doveva essere un parco. C'era già la pista a Maranello.
La pista di "guida sicura" di Marzaglia senza distributore di carburante. Sembra la giusta punizione. Mi auguro che almeno diventi la motivazione per testare veicoli a energie ecocompatibili e non benzina. Deluderò i simpatizzanti che mi volevano convertita alla Modena Terra di Motori...L'avevo già detto e scritto gli anni scorsi, l'ho detto alla visita al cantiere e lo confermo: continuo a non capire lo spreco di territorio, l'esigenza della pista e degli annessi hotel e centro commerciale che sono in programma. Esiste già la pista di Maranello e non è tanto lontana. Poteva trovarsi il modo per utilizzare quella se proprio occorreva fare corsi di guida sicura. A Marzaglia ci sono le falde acquifere di Modena e dovevano essere tutelate, la destinazione era verde pubblico e non poteva che essere un parco, al massimo acquatico. Questa era la sfida, forse eccessiva ma a impatto molto piu' ridotto, che avevo lanciato due anni fa.
venerdì 3 giugno 2011
2 giugno 1946
Il 2 giugno 1946, dalle macerie della seconda guerra mondiale, i cittadini italiani comprese le donne, decretarono la vittoria della repubblica. Le donne votavano di fatto per la prima volta e da subito parteciparono in numero maggiore degli uomini. Passatemi la considerazione: è forse anche merito nostro :-)
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